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1952 Viareggio - Paolo Pennisi

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1952 Viareggio

(Estratto dal catalogo)

Ricordo di Viani di Giovanni Papini

Per l'ultima volta ho visto Lorenzo Viani il primo del '36. Venne da me col figliolo Franco e si stette insieme tutta la mattina. Era bello osservare, in quel marittimo biondore di luce mossa, il contrasto fra la mole balzacchiana di Lorenzo e la gentile esilità del giovanetto. Sembrava un quercione avvampato dai fulmini che si consolasse con la vicinanza di un arbusto di spinalbello.Si parlò d'ogni cosa e perfino di letteratura: sperava di fare uscire dentro l'anno un volume di poesia. Poeta era sempre stato, nella pittura e nella poesia; poeta di quel dolore ad occhi asciutti ed aperti che a forza di guardare ben dentro finisce in amorevole sorriso; poeta di quella burlesca e grottesca festività che si risolve e sé assolve in fraterna misericordia. Lorenzo Viani non fu, credo, un santo e tanto meno un santocchio che è spesso l'opposto del vero santo ma fu sempre, anche nei tempi più esasperati e disperati del giovanil distruzionismo, un cristiano di natura,che soltanto assai più tardi ebbe il presentimento e il desiderio della sopranatura. Amò sempre gli umili, i disgraziati, gl'infermi, i travolti, gli errabondi, gli arrisicanti, i perduti, tutti i poveri e tutti i peccatori, que' medesimi che Cristo cercava ed amava.

Con quella sua arte tutta sua, ora arguta ed era truce, ma sempre schietta e sapiente, il Viani rappresentò quel misero popolo sprezzato, e quasi lo sublimò e lo redense; e pur tra risa e paure, lo fece amare.
Gli amici, gli scrittori, i pittori ammirano e piangono Lorenzo Viani, Dio lo perdonerà.
Anche come pittore egli fu, sempre, sinceramente umano, cioè cristiano. Prima di tutto, s'intende, artista, che i sentimenti anche ottimi non si comunicano alle anime. Se la forza persuasiva dell'espressione non c'è o è troppo scarsa. E questa forza Lorenzo Viani l'aveva, sia che maneggiasse la penna o il pennello o la matita, non sempre egualmente imperativa, ma sempre personale e viva.
Nella scelta dei soggetti rimase sempre fedele ai suoi primi amici : marinai, pescatori, mendicanti, vagabondi, eccentrici, nomadi, refrattari, deformi, infelici : corpi segnati ed anime perse. Seguì, nel piccolo mondo, l'esempio di Cristo: andò a cercare quelli che tutti rifiutano e scansano, non ambì mai di fare i ritratti alle nobili dame, agli egregi pezzi grossi, ai benestanti e prestanti giovanotti. Veniva dal popolo e ritrasse con amore la gente del popolo, magari della plebe e addirittura della feccia. Lui, artista vero, cioè aristocratico per diritto di elezione divina, non ebbe paura di abbassarsi nel riprodurre piaghe e smorfie, scaricatori e ubriachi, donnaccole e mostri. L'arte è come il sole: purifica tutto.

La pittura di Viani non è sempre perfetta né sempre gradevole ai delicati ma, per fortuna sua e nostra, non è fatta soltanto con le mani e col cervello ma bensì anche col cuore. Qualità rarissima specialmente oggi, che troppi artisti hanno il terrore della santa febbre degli affetti e par che abbiano preso a pigione, a uso studio, un frigidario. Lorenzo Viani come pittore e scrittore, ha lavorato sempre sulla, calda terra, sotto il segno della libertà e della pietà.
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